La contrada S. Pietro, addobbata a festa, giovedì 15 febbraio ha aperto le porte a migliaia di turisti che non si sono fatti intimorire dalle temperature rigide della serata e sono accorsi alla Festa par i Sciori. Il nome della manifestazione rievoca un tempo in cui i turisti erano i sciori, i signori, benestanti provenienti dalle città. Lo stesso tempo in cui pochi si occupavano di turismo: la maggior parte del paese era ancora dedita alle attività contadine.

Festa par i sciori

L’accoglienza all’ospite si è manifestata nel riaprire le cantine, le cucine o le stalle riattate, esponendo vecchi oggetti e attrezzi che rievocano un’Aprica umile ma sempre affaccendata. E l’operosità e l’ospitalità si incontrano soprattutto in cucina: ecco quindi assaggi di polenta, sciatt, formaggi locali, bresaola, minestra d’orzo, panvì e chi più ne ha più ne metta.

Antica atmosfera

Il percorso in contrada si snodava tra esposizioni di vecchi oggetti recuperati dai solai dei nonni e portati a nuova vita, contradaioli in costume tipico, tante postazioni con piccoli omaggi di sapori da scoprire o riscoprire, thè caldo, caffè d’orzo tradizionale e vin brulé per affrontare il freddo. Ma non solo: subito all’ingresso, l’estro dell’ideatore dello Scarpù uècc e le chicche prese in prestito alla sua mostra permanente di storia dello sci hanno accolto i tanti turisti che non si sono fatti scappare l’occasione di fare un selfie con sci d’epoca in legno e il mitico Elio vestito come un provetto sciatore anni ’20.

Grande festa

L’atmosfera è stata riscaldata dal coro aprichese Eco di Gambuer e da una fisarmonica itineranti, che hanno coinvolto anche il pubblico nelle cantate. Lo scultore del legno Fanchi ha realizzato, sotto gli occhi ammirati dei passanti, il volto del Cristo. Gli uomini più spavaldi si sono cimentati nel taglio della legna, come veniva fatto una volta. Ha fatto la sua apparizione anche il maestoso gufo reale dell’Osservatorio Eco-faunistico Alpino. E chi l’avesse scambiato per un esemplare impagliato è rimasto piacevolmente stupito nel vederlo girare all’improvviso il collo quasi a salutare i passanti.
Tappa imperdibile nella scoperta della storia del posto, la casa della famiglia Negri, di fine 1700. Ricco di oggetti unici, tramandati da generazioni, il luogo racchiude in sé oltre al forno, che serviva a tutte le famiglie della contrada, anche una meravigliosa ghiacciaia, dove un tempo si accumulava la neve a fine inverno per conservare carni e burro nei mesi estivi.

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Anche la RAI

Tra i tanti ospiti, anche una troupe della RAI, già pochi giorni fa in Aprica per un servizio andato in onda sul regionale, appositamente tornata per assistere a questa manifestazione incentrata sulla valorizzazione del territorio e delle sue peculiarità.

Grande soddisfazione per Aprica che ancora una volta incanta i turisti con una manifestazione che unisce tradizione e gastronomia. Molto apprezzato da parte di tutti lo sforzo organizzativo delle famiglie della contrada, col supporto logistico, ma non solo, della Proloco e del Comune, presente nella persona del Sindaco e dell’Assessore al Turismo.