Venerdì 30 e sabato 31 marzo gli Shiver arrivano in Valtellina per due concerti al Mambo Pub di Piateda (inizio ore 22, ingresso gratuito) e al Marco’s Pub di Livigno (inizio 21.30, ingresso gratuito).

Shiver in Valtellina

Sul palco gli Shiver che hanno accompagnato Davide Van De Sfroos nel suo ultimo tour, fino al grande concerto allo Stadio di San Siro di Milano la scorsa estate. Lorenzo Bonfanti (voce, chitarra), Stefano Fumagalli (contrabbasso), Luca Redaelli (violino) e Andrea Verga(banjo, mandolino, voce) proporranno i brani del loro ultimo lavoro “Settembre ep” uscito nei mesi scorsi, quarta pubblicazione del gruppo (fino ad oggi due ep e un disco lungo) composta da quattro canzoni.

Grandi emozioni

“’Settembre’ – raccontano gli Shiver – parla di esperienze forti, di momenti vissuti con anima e corpo. Proprio per questo segna un netto stacco rispetto ai lavori precedenti, più ‘fanciulleschi’, sia a livello di musica che di testi. La ricerca per la scrittura è durata circa un anno e ha portato ad un lavoro che ci ha soddisfatto pienamente. ‘Settembre’ è il nostro punto di (ri)partenza verso il futuro”.

Settembre” è stato registrato in presa diretta – senza sovraincisioni e particolari effetti sugli strumenti – bilanciando gli arrangiamenti e lasciando sgorgare tutta la carica live dell’insieme del gruppo. Quello degli Shiver è un suono aggiornato alle ultime evoluzioni dell’indie-folk d’oltreoceano, con uno sguardo al rock e un altro alla canzone d’autore di casa nostra. La strumentazione è quella tipica del genere, fra chitarre acustiche, banjo, contrabbasso, lap steel e fiddle ed è con questi strumenti che gli Shiver affrontano l’approccio post-grunge della title-track o il pianoforte evocativo di una ballad da manuale come “Storia di sospiri e di ginocchia sbucciate”.

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Storyteller

Fra questi due estremi, tutt’altro che divergenti grazie all’omogeneità delle scelte sonore, si muove un disco breve ma denso. Gli Shiver, da buoni storyteller, raccontano semplicemente delle storie, nate da incontri come quello con due tossicodipendenti accomunati dal grande desiderio di aprirsi al mondo cercando di sputare fuori il loro disagio (“Settembre”). Ma non tralasciano neppure un’invettiva contro una discografia che mette l’intenzione artistica all’ultimo posto, in modo da produrre delle perfette “Medicine per il morale”, dato che “siamo soli con noi stessi perché tutti abbiamo un iPhone che ci ama”. E se “Storie di sospiri e ginocchia sbucciate” è “una canzone d’amore per la Vita nella sua interezza, per quell’inestricabile filo di gioie e dolori che ognuno di noi prova e che, in definitiva, ci forma” sta nella chiusura di “Oltre il suo ritorno” una possibile chiave di lettura di questo piccolo disco ad alto gradiente emotivo.

“E’ un bugiardino-preghiera – raccontano gli Shiver – la cui unica controindicazione è il non urlare abbastanza forte la propria voglia di eliminare uno dei mali quotidiani del nostro tempo: l’ansia. Un demone che vogliamo scacciare”. Perché in fondo a questo serve il folk: raccontare storie, denunciare ingiustizie, fare i conti col dolore. Grazie a canzoni che sono medicamenti fatti di parole di sostanza buona, di chitarre e violini dolci, di una musica biologica che spurga la rabbia, amplifica la gioia e genera la danza.

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