Il Creval vuole tornare a crescere, il dg Selvetti ha concluso il road show.

Il road show

Dopo la presentazione del Piano industriale 2018-2021 e l’annuncio dell’aumento di capitale da 700 milioni di euro, i vertici del Gruppo bancario Credito Valtellinese sono stati protagonisti di un road show. Un tour durato due settimane e che ha portato il direttore generale Mauro Selvetti e il Cfo Ugo Colombo a toccare Milano, Parigi, Londra, Boston e New York. Un road show concluso giovedì scorso e che ha creato un clima positivo e di grande interesse attorno alla banca di piazza Quadrivio.

L’intervista al direttore Selvetti

Con quali sensazioni è tornato in Valtellina? Come è stato accolto il Piano industriale del Creval dalla comunità finanziaria italiana, europea e americana?
«Le sensazioni sono ottime – ha esordito il top manager – Abbiamo incontrato circa 80 persone, tra potenziali investitori e realtà finanziarie già presenti nel capitale della nostra banca. Il Piano industriale è stato accolto con grande interesse. Tutti hanno compreso che si tratta di un percorso che permetterà al Credito Valtellinese di chiudere i problemi con il passato causati dal settore dei crediti deteriorati accumulati in questi dieci anni di crisi, ma anche di gettare le bassi per tornare a correre, crescere, svilupparsi, generare utili e dare soddisfazione agli azionisti e naturalmente ai clienti».
Cosa è piaciuto di più?
«La semplicità e la trasparenza complessiva del Piano industriale; l’obiettivo di risolvere definitamente il problema degli Npl, i crediti deteriorati, con una soluzione rapida e coerente a un Piano industriale ambizioso».
Le migliori sensazioni le ha raccolte sulla piazza milanese o su quelle internazionali?
«L’apprezzamento è stato positivo ovunque. Ma se a Milano i nostri incontri sono coincisi con le turbolenze di Piazza Affari che stavano penalizzando i titoli bancari, sulle piazze europee e americane il clima era decisamente più disteso, sereno e ci ha permesso di entrare con maggiore attenzione nel merito del Piano industriale».
C’è un particolare di questo road show che l’ha colpita in modo particolare?
«Quando siamo saliti al venticinquesimo piano di un palazzo nel centro di New York e un investitore ci è venuto incontro sorridente con in mano il Piano industriale del Creval. Lì ho avuto la prova che il mondo è davvero globalizzato, che le distanze non esistono più, che c’è un forte interesse nei confronti delle banche popolari diventate Spa».
Il capitale del Creval, come di molte altre banche italiane, è per buona parte detenuto da fondi e istituzioni finanziarie. Dopo l’assemblea del 19 dicembre, che sarà chiamata a esaminare la proposta dell’aumento di capitale da 700 milioni, aumenterà questa presenza?
«Questo non lo posso prevedere. Posso dire che le banche popolari che si sono trasformare in Spa hanno iniziato navigare in un mare aperto, che il loro capitale oggi è aperto al mondo, che si tratta di una svolta capitale».
All’indomani della presentazione del Piano industriale e dell’aumento di capitale il titolo del Creval è stato fortemente penalizzato a Piazza Affari. Poi in quest’ultima settimana, coincisa con il road show, l’azione ha recuperato quasi interamente il suo valore. Perché queste turbolenze?
«Qualche volta il mercato diventa isterico, reagisce d’istinto, assimila situazioni diverse, perde il contatto con la realtà, ma questo è il mercato e non dobbiamo sorprenderci. Noi siamo tranquilli e sereni, soprattutto dopo le rassicurazioni che abbiamo raccolto durante questo road show. La nostra tranquillità deriva anche dai fondamentali della banca: il Creval ha 1,4 miliardi di patrimonio netto contabile e 400 milioni di valore in immobili, anche se capitalizza solo 200 milioni a Piazza Affari. Bisogna saper distingue tra valore in Borsa e valore reale».
Quindi il messaggio che rivolge ai soci e ai clienti è quello di tranquillità e serenità?
«Certamente. Il messaggio rassicurante deriva dai numeri e dai progetti che abbiamo messo a punto. Il Piano industriale getta le basi per un Creval più forte che vuole tornare a crescere, sostenere l’economia reale – cioè le piccole e medie imprese e le famiglie – diventare motore dei territori nei quali operiamo. Non c’era alcuna ragione di preoccuparsi prima, ancor meno ve ne sono oggi. L’aumento di capitale darà più forza alla banca ma anche ai suoi territori, e in particolare alla Valtellina».