Le parole del senatore valtellinese che è uno dei membri della Commissione Banche.

Commissione banche, il commento di Del Barba

Ricevo in queste ore molti messaggi di cittadini sconcertati, che non capiscono fino in fondo il tema banche e il caso Boschi. Provo una volta per tutte a dire quello che penso e soprattutto ad esporre alcuni fatti e considerazioni che spero possano valere almeno quanto le insistenti e insistite pressioni dei media sospinte dai partiti di opposizione e non solo. La commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, istituita con legge LEGGE 12 luglio 2017, n. 107, vede le proprie competenze disciplinate dall’articolo 3 della legge stessa e sostanzialmente si deve occupare degli effetti della crisi sul sistema bancario, l’efficacia del sistema di vigilanza e del sistema di regole nazionali ed europee e la crisi delle 7 banche oggetto di intervento pubblico, con particolare riferimento a un dettagliato elenco di situazioni.

Premessa

Diciamo subito che comunque la si pensi sulla vicenda del Ministro Maria Elena Boschi, qualsiasi lettura si voglia dare dei fatti e dei gossip che la riguardano, a qualsiasi conseguenze si ritenga di condurre queste valutazioni, tutto ciò è indubbiamente irrilevante ai fini della commissione d’inchiesta e non incide minimamente sulle valutazioni che riguardano le competenze stesse della commissione, i problemi dei risparmiatori traditi nella fiducia o truffati, le carenze della vigilanza, il rafforzamento delle regole, le irregolarità commesse dai banchieri, le cause della crisi.

Spartiacque

Questo spartiacque, del tutto ovvio, mi sembra tuttavia necessario per rimediare ad alcuni toni e soprattutto alla macroscopica sproporzione assegnata al caso dall’opinione pubblica. In buona sostanza: liberi tutti di valutare il caso politico come meglio si ritiene, ma giù le mani dal lavoro della commissione banche; diversamente mi resterebbe il fortissimo dubbio che il caso venga usato come arma di distrazione di massa per coprire altri misfatti ed impedire che gli italiani possano avere chiare le responsabilità personali e/o politiche di quanto accaduto e soprattutto non consentire al parlamento di determinare con chiarezza i cambiamenti opportuni per rendere il sistema più sicuro e trasparente. Come commissario potrei e dovrei fermarmi qua. Ma come commissario sono anche, ovviamente, un parlamentare del Partito Democratico e non voglio eludere la questione politica. Parto allora dall’ultima critica politica formulata oggi da Di Maio, quella che contempla tutti i fatti e dunque vuole essere la critica delle critiche, la vera questione politica: “il governo Renzi, che doveva rottamare, ha visto lo stesso Renzi, Boschi e Carrai passare il tempo cercando di salvare una banca di quartiere solo perchè era la banca di famiglia di alcuni ministri “. Preciso subito che questa è la frase letterale presa da un video del Fatto Quotidiano, mentre lo stesso giornale virgoletta parole simili, ma diverse da quelle pronunciate in realtà, per renderle più efficaci. Mi si perdonerà se scelgo di commentare le parole originali e non i virgolettati taroccati.

Di Maio

Per Di Maio il problema politico è chiaro: il PD e Renzi se ne devono andare perchè hanno cercato di salvare la banca del loro territorio. Ecco, io questa lettura la contesto in radice. Anzitutto non era la banca di famiglia di nessuno, ma una banca popolare, con organismi eletti con voto capitario da larghissima parte delle famiglie di un territorio, che stava fallendo e stava cercando un acquirente per evitare il disastro economico non dei banchieri, ma, come succede in questi casi, delle famiglie e delle aziende (per usare le parole riferite da chi è intervenuto in commissione). Ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro. Per mesi, forse anni, molti protagonisti della politica italiana hanno dipinto Banca Etruria come la banca della famiglia Boschi e il dott. Luigi Boschi, padre della ministra, come il responsabile del suo fallimento. I lavori della commissione hanno chiarito inequivocabilmente come il ruolo di Boschi nella banca fosse marginale, coerentemente alle sue deleghe, ovvero nessuna, nel consiglio di amministrazione, come emerge con chiarezza la sua totale estraneità ai fatti che hanno determinato la bancarotta di Etruria stessa (nessun rinvio a giudizio oltre all’evidenza di come i fatti che hanno determinato la bancarotta fossero addirittura antecedenti al suo ingresso nel consiglio di amministrazione). Non conosco il signor Boschi e non sono in grado di giudicare il suo operato, ma quanto riporto sopra è l’esito certo di queste audizioni.

Cda

Resta da valutare il periodo della sua permanenza in CDA, fino al commissariamento e alle sanzioni, come la scelta di non aver portato in assemblea la proposta di acquisto di Etruria da parte di Banca Popolare di Vicenza. Su questo voglio dire due parole di chiarezza: penso che Bankitalia abbia fatto bene a multare e commissariare un CDA che non ha eseguito quanto la stessa le impartiva, su questo non si può transigere, pena l’indebolimento dell’autorevolezza di istituzioni centrali nel paese. Questo tuttavia non ha nulla a che vedere col caso politico e con la figlia, Maria Elena, allora ministro del governo il cui Ministro delle Finanze firmò il decreto di commissariamento. Resta inoltre sullo sfondo, sempre per lo scenario politico, il punto di merito per giudicare questi amministratori: la Popolare di Vicenza era effettivamente una banca di adeguato standing in quel momento? Sicuramente i fatti, emersi anche in commissione, dimostreranno che di lì a poco i dirigenti di Vicenza si macchiarono di comportamenti gravissimi sia per le responsabilità penali che ne conseguono sia, purtroppo, per il futuro della loro banca. Comunque la si pensi su questi delicati momenti che hanno visto in campo Etruria, Veneto Banca, Bankitalia e Popolare di Vicenza, anche in questo caso non si vede il problema. Perchè, se restiamo a quanto dichiarato in commissione, Visco non subì pressioni alcune dal governo nè rivelò informazioni riservate (nè gli venne chiesto di farlo) e Unicredit (soggetto che stava valutando l’acquisizione su richiesta della stessa Etruria) non subì alcune pressione nè richieste che imbarazzarono il suo presidente (risposte di Ghizzoni a domande dirette). Dal mio punto di vista, ma secondo il candore di alcuni commentatori questa sarebbe una sorta di autodenuncia, l’interessamento alla vicenda da parte di parlamentari, imprenditori e politici di quei territori è stato tutt’altro che tempo perso, ma un preciso dovere, e si è condotto, secondo tutte le testimonianze, secondo modalità del tutto rispettose dei ruoli e semmai, visto che sono stati svelati i contenuti di colloqui riservati tra alte cariche dello stato, sorprendentemente corretti e composti vista la posta in gioco. Quindi dove sta il problema? Perchè un problema deve esserci visto che non si parla che di questo e visto che ne sto scrivendo perchè io stesso ricevo sollecitazioni e richieste di chiarimento. Passiamo rapidamente in rassegna tutte le altre accuse che sono state mosse: Boschi avrebbe mentito al parlamento. Argomento usato più volte, soprattutto quando cadono gli altri argomenti. Alla richiesta di mostrare dove avrebbe mentito partendo dai verbali ogni accusa si infrange con la realtà. Leggere per credere. Certo, quelle parole vanno confrontate con quanto realmente emerso in commissione, non con qualche titolo di giornale o con le dichiarazioni fatte con mestiere da qualche politico dell’opposizione e correttamente riportate dai media. Se si resta ai fatti questa accusa cade. Infatti nessuno è stato capace di sostenerla ed è stata abbandonata.

Boschi

Boschi ha detto che De Bortoli diceva il falso. Essendo stato costretto, mio malgrado, a rivedere quanto scritto nel libro di De Bortoli, quanto dichiarato successivamente, con quanto emerso dalle dichiarazioni di Ghizzoni, penso proprio che ci siano elementi a favore di Maria Elena Boschi in questa vicenda, che tuttavia mi lascia abbastanza indifferente. Se la vedano loro. Come commissario e come politico mi interessa registrare che non ci furono pressioni di alcun tipo e che Unicredit aprì la valutazione di acquisto di Banca Etruria non come oggi molti giornali riportano a seguito della richiesta della Ministra, ma, come Ghizzoni ha dichiarato, in precedenza a seguito di incontri tra i vertici di Unicredit e quelli di Etruria. Ghizzoni è stato chiarissimo in questo, ha spiegato e ripetuto che Unicredit invitò a Roma la Ministra dopo aver aperto il dossier Etruria e che la Ministra portò alcune preoccupazioni sulle ricadute per famiglie e imprese del territorio. Esattamente l’accenno di cui riferì visco, parlando del settore orafo. Quindi auguri a De Bortoli e Boschi per la loro disfida, ma per quanto mi riguarda il giudizio politico è chiaro ed è chiuso. Comportamento corretto e trasparente, mail di Carrai compresa. Chi fa il lavoro di Ghizzoni sa bene come leggere le relazioni e su lui stesso ribadisce a più riprese correttezza e totale assenza di pressioni, ma solo manifestazione di preoccupazioni riferite al territorio questo deve bastare a tutti. Viceversa, se nonostante le sue parole chiare ed inequivocabili, ci si vuole sostituire alla sua sensibilità, improvvisare banchieri e servire a tutti diverse interpretazioni, beh, queste sono scelte politiche e giornalistiche più che comprensibili, ma non condivisibili. Quest’idea che un parlamentare di un territorio, un amministratore (Ghizzoni ha detto di aver ricevuto per gli stessi motivi Presidenti di regioni, di consigli regionali e amministratori locali), anche se divenuto Ministro, debba improvvisamente dimenticarsi dei problemi del proprio territorio, incontrare attori e protagonisti di quelle situazioni e parlare del tempo, della riforma costituzionale e ignorare del tutto i problemi scottanti di cui i suoi elettori gli chiedono conto quotidianamente, lasciatemelo dire anche se so che molti non la pensano così, è una grande ipocrisia. Certo, tutto sta nel come lo si fa. Proprio tutto. E rimango piacevolmente sorpreso sul come. Certo, qua entriamo in un campo molto soggettivo. Il mio è un invito a mantenere la propria soggettività di giudizio spogliata da ipocrisie e ben calata nella realtà. Magari confrontandosi con un passato non molto remoto e con certe figure di Ministri o Presidenti del Consiglio che tutti ricordiamo. Per me è ipocrita, in quanto astrattamente irreale, chi sostiene che un parlamentare in quanto divenuto ministro debba stare lontano dalle vicende del proprio territorio.

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Ultima questione

E veniamo infine all’ultima questione. Certo, la Boschi avrebbe potuto e dovuto occuparsi della vicenda (qualcuno arriva addirittura a concederlo pur di sostenere al meglio quanto segue), ma il fatto che nel CDA di Etruria ci fosse suo padre la pone irrimediabilmente in condizioni di conflitto di interesse. Qua siamo certamente sul terreno più discrezionale fra tutti quelli evocati. Intanto sarebbe bene circoscrivere l’interesse: quale interesse è stato perseguito e men che meno ottenuto? A questa domanda tutti hanno dovuto riconoscere che non sono stati compiuti atti formali che abbiano palesato conflitti di interesse, anzi, come spesso ricorda la stessa Ministra, fu il Ministro Padoan a commissariare il CDA di cui Boschi era vicepresidente. E come ha ricordato lo stesso Visco l’incontro tra il suo vicedirettore generale e la Ministra fu preceduto dalle parole della stessa Ministra di condivisione della sanzione amministrativa al padre e di volontà di non affrontare alcun argomento che lo riguardasse. Tuttavia il tema rimane: è davvero inopportuno o addirittura un conflitto di interessi occuparsi, anche solo a livello informativo come avvenuto in questo caso, di vicende territoriali che coinvolgono una banca in cui vi sia il proprio padre nel cda? Intanto penso sia necessario fare delle precisazioni, anche per tornare all’inizio di questo pezzo: diventa molto vicino all’inopportuno se si tratta della banca di famiglia, come han voluto far credere agli italiani e in molti vogliono far credere ancora oggi. Siccome in tanti in Italia hanno esperienza di cosa sia una Banca Popolare diffusa sul territorio e di come funzionino le sue assemblee sul territorio, non serve aggiungere molto per spiegare che un amministratore senza deleghe non configura minimamente una situazione che in qualche modo lo possa avvicinare ad essere il padrone o il plenipotenziario di quella banca, che al contrario è posseduta da migliaia di famiglie e aziende e la cui governance è invece consegnata nelle mani di chi detiene le deleghe (senza nulla togliere alle responsabilità dei consiglieri, giustamente sanzionati per questo motivo). Alla fine è questo il problema? Io posso (devo) raccogliere informazioni ed esporre preoccupazioni nel mio agire quotidiano (non parliamo di atti formali, da cui la Ministra si è astenuta non partecipando ai CdM che li hanno approvati), ma non posso più farlo se mio padre ha un ruolo qualunque in campo? Questo anche se emerge chiaramente che non ho favorito nessuno e nemmeno fatto la minima pressione? Ciascuno lo valuti da sè, la mia opinione dovrebbe essere chiara da questo lungo svolgimento. Resta il fatto squisitamente politico: Boschi si dimetta comunque, per il bene del suo partito, per coerenza con i casi Idem, Lupi, Guidi. Anche qua, scusate, mi pare che la fretta e l’ansia appannino il ragionamento. Intanto occorre distinguere dai casi di scelta personale (la Ministra Guidi volle dimettersi per sottrarsi da una vicenda ingiusta che le toglieva serenità personale e invadeva una sua sfera intima, scelta più che comprensibile, specie dopo che i fatti hanno dimostrato la sua totale estraneità alla vicenda) e i casi di scelta probabilmente politica, condivisa, che però si basano su presupposti ben differenti. Infatti quando emerge una vicenda che si intuisce porterà danno alla persona e al partito, magari perchè si fonda su fatti minimi, ma in maniera inoppugnabile chiari e inconfutabili, allora può essere utile e condivisibile scegliere di evitare una prevedibile escalation da cui sarebbe impossibile difendersi anticipando certe conclusioni. E’ realismo politico, non doppiopesismo.

La vicenda

Questa vicenda dura da anni e proprio in questi giorni ha trovato nella commissione le conferme della sua limpida e genuina fattura. Se è possibile scriverci ancora così tanto, turbare l’opinione pubblica, colpire il partito democratico, è anche possibile invertirne il segno, ripristinare l’ordine corretto dei fattori, rimettere al loro posto comportamenti, conseguenze e intenzioni. In termini politici trovo che sarebbe potenzialmente più dannoso farsi intimidire, cedere alla semplificazione di assimilare tutto e tutti, che poi è il vero obiettivo di questa campagna: delegittimare Renzi e chi era vicino a lui facendoli apparire simili a chi è venuto prima. Quando, al contrario, la lettura attenta delle testimonianze fatte in commissione, consente di pervenire esattamente alle conclusioni opposte, magari proprio come vi sono pervenuti alcuni commissari attenti facenti parte della commissione che, con un sorriso benevolo, mi hanno chiaramente dato l’ìidea di bollare di ingenuità alcuni passaggi e alcune comunicazioni che li hanno accompagnati. No, non invoco l’ingenuità in quanto accaduto: richiedo un rigoroso esame che a mio avviso mette in luce correttezza, determinazione, capacità e rispetto per le istituzioni. Non mi sfugge che dietro quanto abbiamo registrato nelle audizioni in commissione ci sia molto altro, che le tensioni che tutti i protagonisti di questa fase hanno dovuto affrontare, a partire da Banca d’Italia sono state inusuali e fortissime, senza precedenti, ma proprio a ragione di ciò credo che sia ora di terminare questa farsa e raccogliere i tantissimi elementi che sono emersi per rafforzare ulteriormente il sistema del credito in Italia e assicurare il risparmio. In conclusione: il tema politico rimarrà, lo affronterà il PD e spero prevarranno le considerazioni che ho qua svolto, per il bene del PD, per la vittoria della politica che non si fa intimidire. Decideremo insieme, ascoltando anche eventuali altre opinioni. Non sia però il PD a proseguire artificialmente un dibattito asfittico che non serve ai cittadini non tanto per la campagna elettorale, ma per togliere dalla parentesi in cui è stata riposta l’azione della commissione d’inchiesta e completare con questa indagine l’opera riformatrice importante che in questi anni è stata compiuta.