La cruda realtà del cambiamento climatico in quattro raffronti tra le fotografie dei ghiacciai in Valtellina.

L’anno più caldo

Secondo i dati del National Climatic Data Centre il 2018 si classifica l’anno più caldo di sempre in Europa, dove le temperature sono risultate superiori di 1,86 gradi alla media storica (1910-2000). Inoltre l’anno appena trascorso è quarto posto tra gli anni più bollenti a livello mondiale. La temperatura media sulla superficie della Terra e degli oceani ha fatto registrare un aumento di 0,77 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo.

 #10yearschallenge per i ghiacciai

La tendenza al surriscaldamento è evidente anche in Italia dove non si sono mai registrate temperature così elevate dal 1800 con valori superiori di 1,53 gradi la media storica. Un record che mette ben in luce le conseguenze del cambiamento climatico. Conseguenze che in Provincia di Sondrio si possono osservare nella situazione dei ghiacciai. E proprio ai nostri giganti bianchi abbiamo voluto dedicare la tendenza del momento, il contest social intitolato 10yearschallenge.

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I giganti bianchi mangiati dal tempo

Come si vede nelle immagini fornite dal Servizio Glaciologico Lombardo (SGL) la differenza tra il 2008 e il 2018 è impressionante.

Fronte centrale del ghiacciaio dei Forni dal 2008 al 2018 ha perso 234.5 m di lunghezza ad un ritmo di -23.5 metri all’anno

Ghiacciaio del Ventina in Valmalenco nel medesimo intervallo di tempo è arretrato di 268 m, -26.8 m all’anno sempre nell’intervallo 2008-2018

Ghiacciaio di Campo Nord Paradisin a Livigno è arretrato di 109.5 m, -11 m all’anno con uno spessore di ghiaccio perso a 2970 m di quota 21 m, -2.1 m all’anno, equivalente all’altezza di un palazzo di 6 piani.

Come si vede dalla foto nemmeno il ghiacciaio di Pizzo Ferrè in Valle Spluga sopra i 3000 metri di quota è rimasto immune ai cambiamenti climatici

Spariranno i ghiacciai?

Spariranno i ghiacciai? Di questo passo, la risposta è “sì”. “Quelli più piccoli stanno già scomparendo a gran ritmo e gradualmente scompariranno anche quelli più grandi – spiega Riccardo Scotti del SGL – Il grosso potrebbe scomparire nell’arco di 30 anni, i più grandi e spessi potrebbero arrivare invece a fine secolo, come residui, ma si tratterebbe di una percentuale minima rispetto a quello che c’è oggi”.