Doppio incontro con gli studenti per l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani. Ieri  a Sondrio e oggi a Morbegno.

L’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede a Sondrio

Ieri, lunedì 23 settembre, l’incontro è stato ospitato nella Sala Besta della Banca Popolare di Sondrio nel capoluogo ed era intitolato ““Il ruolo dell’Ambasciatore nei rapporti fra gli Stati”. A fare gli onori di casa il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale, Fabio Molinari: “Sono felice di vedere tanti ragazzi che, grazie all’incontro di oggi, avranno l’occasione di approfondire temi legati all’attualità, all’attrattività
della carriera diplomatica e alle opportunità di lavoro all’interno delle Organizzazioni internazionali”. A seguire i saluti dell’assessore alla Cultura e Istruzione del Comune di Sondrio Marcella Fratta: “Avere nella nostra provincia un testimone vivente che ci può raccontare il ruolo dell’Italia nel mondo e i meccanismi sottesi alla professione di ambasciatore è un’occasione estremamente preziosa. Auguro ai ragazzi di cogliere al meglio gli spunti formativi dell’incontro anche in un’ottica orientativa”.

L’intervento di Sebastiani

“Un incontro importante che mi permette di entrare in contatto con voi giovani, cosa che ricerco costantemente – ha esordito Pietro Sebastiani passando poi in rassegna alcuni dei principali passaggi storici che hanno contraddistinto la professione del diplomatico –. Già nella Bibbia è possibile individuare delle figure di autentici Ambasciatori. I primi nuclei diplomatici, quelli che oggi chiamiamo Consolati, nacquero a Venezia per sostenere le comunità espatriate con i commerci e da allora nacque il concetto di diplomazia stabile che si affinò soprattutto nei territori della nostra Penisola, all’epoca suddivisi in piccoli Stati per i quali la capacità di negoziare ricopriva un ruolo fondamentale. Da allora le diplomazie degli altri Paesi s’ispirarono molto a quelle italiane. Dopo la Prima guerra mondiale il mondo cambiò radicalmente e il presidente americano Wilson propose la diplomazia aperta spingendo gli Stati a dichiarare i propri accordi e le proprie alleanze: un cambio sistematico della diplomazia che comportò anche la necessità degli Stati di aggregarsi per la risoluzione dei grandi problemi dell’umanità come attraverso la costituzione delle Nazioni Unite subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale e l’inizio di una diplomazia multilaterale”. E ancora un messaggio di fiducia e speranza: “L’Italia è un grandissimo Paese – ha detto ai ragazzi –. Non vi è Paese al mondo che abbia avuto ondate di cultura e civiltà come l’Italia. Siate orgogliosi del vostro Paese che nei millenni ha saputo superare tantissime difficoltà”.

L’incontro di oggi a Morbegno

Grande successo anche per l’incontro di questa mattina (martedì 24 settembre) che si è svolto presso l’Aula Magna dell’Istituto “Saraceno – Romegialli” di Morbegno sul tema “La Laudato sì e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” che ha visto ancora una volta protagonista
l’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Pietro Sebastiani questa volta affiancato dalla moglie, l’artista, architetto e designer Maria Cristina Finucci per parlare di sostenibilità ambientale. In sala diverse le autorità e i ragazzi provenienti dagli Istituti “Saraceno – Romegialli”, “Nervi – Ferrari”, “Spini – Vanoni” e dal centro di formazione Enaip di Morbegno. A fare gli onori di casa il sindaco di Morbegno, Alberto Gavazzi e il Dirigente scolastico dell’Istituto “Saraceno – Romegialli”, Antonino Costa.

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Gli interventi dell’ambasciatore e dell’artista

“Prima di entrare nel merito degli argomenti vorrei effettuare un piccolo excursus storico per capire come si è arrivati ai due documenti del 2015: l’Enciclica Laudato sì e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile – ha esordito sua eccellenza, Pietro Sebastiani –. Gli anni ‘70 furono uno spartiacque importante per l’ambiente e l’economia. Nel 1973 scoppiò la guerra del Kippur in Medio Oriente che provocò un blocco nella produzione del petrolio e i Governi dell’epoca, per dare un segno ed invitare al risparmio, crearono delle domeniche senza circolazione di auto e ci trovammo dinnanzi ad un mondo in cui le risorse potevano esaurirsi. Un brusco risveglio cui seguirono grossi problemi economici: disoccupazione, inflazione e instabilità sociale. Da lì però iniziò a farsi strada una grande sensibilità all’ambiente. Nel 2015 i 193 Paesi che hanno sottoscritto gli obiettivi dell’Agenda 2030 affrontano il tema da un punto di vista secolare eppure, avendo posto nuovamente al centro l’uomo e le sue esigenze pongono le basi di un nuovo Umanesimo – ha proseguito Sebastiani –. La grande novità dell’Enciclica del Santo Padre che si ripercuote sulla stessa Agenda 2030 è il fatto che non si possa isolare la concezione di ecologia come di qualcosa da trattare in maniera separata ma occorre pensare ad un’ecologia integrata. L’economia, ad esempio, va ripensata verso un sistema di consumo diverso dall’economia circolare di prodotti usa e getta”. A seguire l’artista Maria Cristina Finucci ha illustrato ai ragazzi la sua monumentale opera di arte contemporanea avviata nel 2012 chiamata “Wasteland”, un progetto artistico transmediale che affronta il problema delle immense chiazze di rifiuti plastici dispersi negli oceani meglio note come “Pacific Trash Vortex”. L’idea fondante è quella di comprendere questi “territori” in uno stato federale: il Garbage Patch State Project. “Se il Garbage Patch è ignorato dalla gente è perché non ha una sua immagine visibile – ha spiegato – mi è venuta allora l’idea di creare un’immagine concreta per queste superfici marine formate da plastica estese. Bisognava anche rivedere i confini geografici del pianeta quindi ho iniziato a costruire attraverso immagini una nuova geografia della terra”.