L’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi di Regione Lombardia, Fabio Rolfi, questa mattina a Como ha incontrato gli stakeholders della pesca sul Lago di Como. Ormai da diversi anni infatti è forte la crisi del Lavarello, specie tipica del Lario, che sta mettendo in difficoltà i pescatori.

Crisi del Lavarello: le cause

L’assessore Rolfi, insieme al presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi e al Sottosegretario Fabrizio Turba, ha incontrato i rappresentanti dei pescatori professionisti e dei pescatori sportivi ma anche i rappresentanti dell’ittiturismo nonché gli esperti dell’ambiente lacuale e della sua fauna.

Alessandro Fermi, Fabio Rolfi e Fabrizio Turba

Dagli interventi degli esperti è emerso che la crisi del pescato risale sostanzialmente almeno al 2015 quando la quantità di coregoni (la specie di cui fanno parte bondelle e lavarelli) si è dimezzata. Se prima del 2014 infatti il pescato di questa specie si posizionava tra i 100 e i 130mila kg, dal 2015 la quantità si è attestata tra i 40 e i 60mila kg.

“La crisi dei coregoni è partita nel 2012 quando a causa dell’oscillazione del livello del lago le uova sono rimaste scoperte e l’80% di esse è morto – ha spiegato Alberto Negri, biologo ed esperto conoscitore del Lario – Da quel momento il numero di uova deposte e quindi di pesci nel lago non poteva più rispondere al prelievo di pesca”. Un prelievo che sul Lario è molto vicino alla soglia limite di sostenibilità.

Diverse quindi le cause della diminuzione dei coregoni nel Lario fatte presenti all’assessore: il mancato controllo in ottica di salvaguardia delle specie ittiche sul livello delle acque nel lago; l’eccessiva presenza di agoni, altra specie che va in competizione con lavarelli e bondelle; la mancanza di un servizio di vigilanza efficiente sul tipo di reti che vengono utilizzate dai pescatori e che rischiano di pescare esemplari che non si sono ancora riprodotti.

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Le intenzioni di Regione Lombardia

Dopo aver ascoltato le parti, l’assessore lombardo ha commentato: “Ho intenzione di tornare a Como tra un mese circa per presentare agli stakeholders della pesca comasca le proposte di azione che evidentemente richiederanno tempi differenti di attuazione”.

Quindi ha spiegato: “Parliamo di un pesce che è un po’ il simbolo del lago e ha una forte valenza economica, enogastronomica e turistica, quindi bisogna fare scelte che lo tutelino e ne garantiscano la continuità nel futuro”. Di seguito l’intervento completo.

Tra le cause citate dagli esperti anche una gestione non oculata in ottica faunistica del livello delle acque del Lario. E sul tema l’assessore ha spiegato che “intendo parlare con l’autorità di regolazione del lago per capire se è possibile intervenire in quel mese (gennaio-febbraio) che è richiesto dai pescatori”.

E conclude: “Sappiamo che sull’acqua c’è un interesse plurimo: di chi fa attività industriale, di chi produce energia elettrica, della pesca, del turismo, del mondo agricolo. Bisogna far coesistere queste ragioni. Il tema sollevato dai pescatori oggi mi pare ragionevole”. Di seguito l’intervento completo. 

Stephanie Barone