L studio del Politecnico di Milano, richiesto dalla Regione Lombardia, riguardante la sanità di Valtellina e Valchiavenna verrà presentato ai sindaci venerdì 11 ottobre 2019. In  vista di quell’importante appuntamento, il gruppo di minoranza “Ho a cuore Chiavenna” dice la sua sulla situazione della sanità relativamente alla Valchiavenna.

La relazione

“A mezzo stampa – si legge nella nota del gruppo – viene fatto rilevare da alcuni sindaci della Provincia che la presentazione sarà ‘in esclusiva’ e che al momento copia della relazione non è stata inviata ad alcun comune. Per quanto riguarda il Comune di Chiavenna, se vogliamo anche in maniera condivisibile, non è stata fatta nessuna ipotesi o espresso alcun parere in mancanza di documentazione: l’unica affermazione fatta dal delegato comunale, nonché neo presidente dell’assemblea dei sindaci, è stata “Ci impegneremo per mantenere l’ospedale di Chiavenna con tutti i suoi servizi attuali”.

Un ospedale da potenziare: le richieste

“Le nostre considerazioni, sentito anche il Comitato Insieme per l’ospedale di Chiavenna, partono appunto da questa affermazione; purtroppo, al di là di quelle che sono le criticità di tutta la sanità a livello nazionale, sia dal punto di vista sanitario sia da quello economico-gestionale, sembra che la situazione a livello locale non richieda solo di “mantenere” ma di rivedere e potenziareDi seguito alcune valutazioni che consideriamo fondamentali e strategiche per garantire il servizio sanitario in Valchiavenna: proponiamo che per i nostri cittadini e convalligiani la legge dei numeri imposta dalla Regione venga messa almeno parzialmente da parte, considerata la peculiarità del territorio; consideriamo prioritario il problema della prenotazione delle visite specialistiche, ormai diventate vere e proprie odissee; in merito a ciò proponiamo che per zone particolari come la nostra si torni a sistemi adeguati e di facile accesso per gli utenti, con tempi di attesa sostenibili per visite in loco, potenziando quindi gli ambulatori specialistici, con particolare attenzione alla continuità delle figure mediche assegnate; suggeriamo d’implementare l’efficacia del Pronto soccorso sulle 24 ore con risorse appropriate e con adeguati supporti diagnostici, sia strumentali che clinici. Particolare attenzione va rivolta alla tempestività della consulenza cardiologica, senza escludere il ricorso alla telemedicina. Per quanto riguarda i reparti, preso atto della inopportuna chiusura del punto nascite, (e tramontata, almeno per il momento, la sconcertante proposta di unificare chirurgia e medicina su uno stesso piano), proponiamo un’effettiva operatività del reparto di ortopedia, che oltre agli interventi ambulatoriali programmati ed eseguiti da medici provenienti dall’esterno su apposita convenzione, si preoccupi di garantire un servizio pertinente ad un’area con elevato rischio traumatologico. Non trascuriamo la presenza di sale operatorie recentemente rinnovate, che sarebbe opportuno venissero utilizzate per esigenze ortopediche e chirurgiche, pur di entità minore, in grado così di decongestionare l’ospedale centrale. Per la tipologia del territorio e le caratteristiche della popolazione della Valchiavenna l’ospedale è destinato a prendersi carico della patologia cronica e di quella oncologica, che richiedono tempi prolungati di degenza. Riteniamo che il reparto di riabilitazione generale attualmente presente e i posti per sub-acuti recentemente attivati vadano potenziati; il servizio di oncologia per le terapie ambulatoriali, già discretamente efficiente, potrebbe essere incrementato e completato con un hospice, così da garantire ai pazienti la certezza di un continuum assistenziale. Come già sottolineato in precedenti comunicati chiediamo il potenziamento del servizio di NPIA (Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza) per rispondere in modo efficace ai bisogni crescenti e alle problematiche in aumento della fascia in età evolutiva e delle relative famiglie. Per quanto riguarda il “punto nascite”, soppresso con deliberazione della Giunta Regionale n. 538 del 17/09/2018, proponiamo di prendere in considerazione un tentativo di riapertura, sulla base delle medesime esperienze ottenute in deroga alla normativa nelle vicine regioni autonome (Trentino e Friuli) per situazioni territoriali simili alla nostra”.

La questione economica

“Nel computo dell’eventuale disavanzo dell’intera Azienda Ospedaliera della provincia di Sondrio (ASST) riteniamo sia opportuno quantificare in modo oggettivo quanto detto disavanzo sia imputabile al nostro presidio, a parità di risorse disponibili, al fine di evitare ripercussioni negative sulla gestione e qualità dell’offerta locale (per es. esternalizzazione dei servizi, riqualificazioni di personale al di fuori delle proprie specializzazioni, razionamento prodotti vari). Se il nostro ospedale è considerato periferico per l’accessibilità dell’utenza, non comprendiamo le ragioni per cui invece il personale assegnato a Chiavenna debba spesso sostenere trasferte in altre sedi aziendali, compromettendo così la qualità del servizio nel nostro presidio. La deliberazione regionale, che prevedeva la soppressione del punto nascite, approvava testualmente la costituzione di una cabina di monitoraggio con la partecipazione di una rappresentanza delle Amministrazioni locali, per la verifica dell’attuazione delle azioni di valorizzazione del presidio. Ci chiediamo pertanto se detta cabina di monitoraggio si sia effettivamente insediata e a quali conclusioni sia arrivata, convinti dell’importanza che tale organismo possa esercitare nella tutela del presidio ospedaliero di Chiavenna”.

L’auspicio

“Confidiamo che questa nostra analisi, seppur incompleta, possa essere presa in considerazione da parte di chi è chiamato a rispondere alle richieste di tutti i cittadini, in un’ottica collaborativa e di azione congiunta per garantire un futuro positivo alla sanità in Valle”.