Dalle aziende agricole che puntano sulla biodiversità alle falegnamerie 4.0, dalle cantine innovative alle imprese ad alto contenuto tecnologico che sfruttano la robotica per la tutela del paesaggio.  E’ un quadro variegato quello che emerge dalla mappatura della giovane imprenditoria nelle aree montane lombarde, condotta da Unimont – polo di Edolo dell’Università degli Studi di Milano – e finanziata da Regione Lombardia, Assessorato Enti locali, Montagna e Piccoli Comuni, che è stata presentata oggi, 13 dicembre 2018, a Milano, alla presenza dell’assessore regionale Massimo Sertori.

Pronti ad attivare politiche strategiche

“Mi fa piacere apprendere, come emerge dalla ricerca – ha commentato l’assessore alla Montagna, Enti locali e Piccoli Comuni Massimo Sertori – che ci siano tanti giovani che hanno la voglia e l’energia di fare impresa nelle montagne lombarde, a dimostrazione di come si stiano approcciando in modo diverso rispetto al passato e con uno stile di vita differente alla montagna, ma so anche che questi giovani imprenditori hanno bisogno di sostegno e di finanziamenti”. “Perciò – ha sottolineato – attivare tutte quelle politiche strategiche che consentano di vivere in montagna in modo dignitoso e autonomo, è il nostro obiettivo”.

Generare opportunità

“Regione Lombardia è costituita per il 40% da territorio montano che è straordinario per le sue peculiarità, ma ha anche una serie di fragilità che ben conosciamo e va preservata creando le condizioni necessarie a scongiurarne lo spopolamento. Credo pertanto fermamente – ha ricordato Sertori – che le risorse che vengono generate in montagna debbano rimanere in montagna perché solo con questo sistema riusciamo a perequare quel maggior costo dei servizi che inevitabilmente i territori montani hanno rispetto alla pianura. In questa direzione stiamo portando avanti azioni importanti sul tema dell’idroelettrico, che è una risorsa che lascia proventi sui territori che ospitano le grandi centrali idroelettriche”.

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Commercio e artigianato

In base ai dati emersi dalla ricerca, svolta su 7 province (Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Pavia, Sondrio e Varese) dove si trova il 39% delle imprese lombarde di cui il 31% in montagna, sono ben 11.200 le imprese a conduzione giovanile attive nei Comuni delle aree montane, ossia il 10% del totale.

Le province più dinamiche risultano essere Brescia, Bergamo e Sondrio. Mentre, per quanto riguarda le dimensioni, le imprese a conduzione giovanile in montagna risultano essere microimprese, dato che il 92% conta meno di 4 addetti. Il settore più affollato è quello del commercio e dell’artigianato (23%), seguito dal turismo (13%), dall’agricoltura (11%), dal settore creativo e tecnologico (3%) e dai settori edile, immobiliare e metallurgico (50%). Solo nella montagna pavese l’agricoltura è in testa con il 61% delle imprese dedicate.

Giovani

I dati riportati confermano comunque lo stato di buona salute dell’imprenditoria giovanile montana, mostrando un trend positivo per oltre la metà del campione (57%) e di equilibrio per il 40%, un elemento tanto più positivo considerato il fatto che il 64% dei giovani imprenditori ha avviato un’impresa da zero, senza ereditare la gestione di quella di famiglia.

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Testo unico della montagna

“I tanti interventi attuati fino ad oggi sono la dimostrazione di una forte sensibilità della Giunta Fontana verso la montagna. E per accrescere le opportunità di chi vive in territori periferici e difficili, è prezioso, in questo senso, anche il lavoro di studio, indagine e formazione attuato dall’Università della Montagna”. “Obiettivo del mio mandato – ha concluso – è quello di arrivare a stilare un Testo Unico della Montagna, attraverso un percorso di ascolto di tutti i portatori di interesse e di raccolta delle esigenze reali del territorio”.