In Valtellina nei primi sette mesi dell’anno è stato registrato un record molto negativo: sono cinque i morti sul lavoro. Un dato che assesta la nostra provincia al secondo posto della terribile classifica, davanti a territori molto più popolosi del nostro.

Record negativo per la Valtellina

Cinque morti in soli sette mesi. Un dato drammatico per la nostra provincia. Tanti quanti ne registrano altre provincie lombarde di gran lunga più popolose della nostra, quali Brescia e Mantova. Solo la provincia di Milano, con 11 morti, ci precede, tutte le altre provincie della Lombardia registrano un numero inferiore, comunque, un numero considerevole, infatti, il dato regionale nei primi sette mesi dell’anno si assesta a quota 41 morti sul lavoro.
“A fronte di questi dati drammatici, coloro che si occupano di sicurezza sul lavoro (rappresentanze sindacali, associazioni, istituzioni), mai come oggi, avvertono un sorta di frustrazione, appesantita da una sensazione di fallimento, per non essere stati in grado di porre in essere azioni efficaci ad eliminare, o quantomeno ridurre, gli incidenti gravi in costanza di lavoro” si legge in un comunicato diffuso oggi dalla Cisl.

Politica assente

“A detto senso di frustrazione si aggiunge un senso di solitudine soprattutto nel constatare che la politica è la grande assente sulla tematica della sicurezza sul lavoro. Le tante, troppe, morti sul lavoro, nel nostro Paese, nella Repubblica “fondata sul lavoro”, costituiscono un’emergenza nazionale, eppure, nessun programma delle compagini politiche presentatesi alle elezioni del 4 marzo ha fatto cenno a questa emergenza” continuano nel comunicato.

Ignorati dal Contratto di Governo

“Ma non solo, neppure il cd. Contratto di Governo, concluso tra le due compagini politiche attualmente alla guida del Paese, peraltro, in un periodo di piena emergenza per i tanti casi di morti sul lavoro, fa un minimo cenno alla sicurezza sul lavoro. Il “Contratto di Governo”, nelle sue 58 pagine, articolate in 30 capitoli, si occupa di tante tematiche/emergenze quali: gioco d’azzardo, campi nomadi, occupazioni abusive, sicurezza stradale, ma nulla prevede per un lavoro con maggiori tutele per la salute e per l’integrità fisica dei lavoratori! Ossia, chi attualmente ci governa non ritiene che gli incidenti sul lavoro siano un’emergenza tale da richiedere attenzione” continuano.

Due strumenti per contrastare il fenomeno

“Pertanto, con riferimento al nostro territorio, possiamo individuare alcuni “strumenti” a nostra disposizione da valorizzare, tra questi almeno due di seguito specificati, quali: la formazione e il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, sia aziendali che territoriali.

Formazione

“Si ritiene utile una formazione che, a partire anche dall’ambito scolastico, guardi quanto più possibile alla pratica piuttosto che alla teoria. Una formazione che illustri la casistica degli incidenti gravi e più comuni avvenuti in un dato settore di lavoro con riferimento alle azioni o alle omissioni che si sono verificate affinché si ricavino indicazioni sulle azioni da compiere o da non compiere, guardando anche alle peculiarità del territorio. Ad esempio, due dei cinque incidenti mortali, accaduti nel corso del corrente anno nella nostra provincia, hanno riguardato il settore agricolo e, a tal proposito, dobbiamo rilevare che la formazione sulla sicurezza in agricoltura, in un territorio montano, deve soffermarsi in modo particolare su come agire in sicurezza tenendo conto delle caratteristiche anche morfologiche di un territorio di montagna (altezze, dislivelli, lavori di forestazione ecc…)”

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Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza – aziendali o territoriali

“I RLS/RLST sono coloro che in ogni azienda o sul territorio rappresentano i lavoratori nei confronti dei datori di lavoro per le questioni inerenti la tutela della salute e la sicurezza sul lavoro. Sono figure importanti e altamente competenti in materia di sicurezza sul lavoro, infatti, hanno una formazione “robusta” in quanto, non solo devono effettuare un corso di base consistente, ma devono anche effettuare aggiornamenti obbligatori annuali e ogni anno sostenere e superare un esame. Non esistono nel nostro Paese molte altre categorie professionali (forse nessuna) la cui abilitazione è soggetta, non solo a corsi di aggiornamento, ma anche ad una verifica sull’apprendimento da espletarsi ogni anno. Ebbene, con rammarico, dobbiamo dire che queste figure nel nostro territorio sono spesso “tralasciate”, soprattutto da parte di molti datori di lavoro che, invece, avrebbero un obbligo giuridico di consultare i rappresentanti aziendali o territoriali in varie circostanze previste dalla legge. Un obbligo, peraltro, sanzionato penalmente se disatteso. Ebbene, purtroppo, risulta che molte aziende della nostra provincia, al momento della valutazione dei rischi o della predisposizione di un piano operativo di sicurezza, tralascino completamente di consultare i rappresentanti della sicurezza. I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza aziendali o territoriali (RLS – RLST), se messi in condizione di poter espletare al meglio la propria attività, costituiscono degli strumenti molto efficaci per poter attivare azioni a tutela della salute e dell’integrità fisica dei lavoratori all’interno delle aziende e, soprattutto, sui cantieri. Infatti, la loro azione si esplicita non solo a seguito della consultazione da parte dei datori di lavoro, ma anche, attraverso la possibilità di verificare direttamente, mediante ispezioni negli ambienti di lavoro, il rispetto delle regole poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori”. “A tal proposito occorrerebbe anche un’azione da parte degli organi ispettivi provinciali affinché verifichino la corretta consultazione degli RLS e RLST e che sia data loro l’effettiva possibilità di azione” conclude la nota stampa.