Gli economisti Carlo Cottarelli e Stefano Zamagni saranno gli ospiti illustri dell’assemblea di Api Lecco e Sondrio in programma martedì, con inizio alle ore 17,30, nell’aula magna del Politecnico: “70 anni insieme. Il perché di una storia”. Un’assemblea all’insegna della sostenibilità, come ci ha anticipato il presidente Luigi Sabadini, 56 anni, ingegnere, presidente delle Trafilerie di Valgreghentino: «Una sostenibilità associativa e aziendale allargata alla sostenibilità del Paese: ecco spiegato il coinvolgimento di due grandi economisti come Cottarelli e Zamagni.
Oggi la competitività di un’impresa deve andare di pari passo con quella del Paese. Con i nostri due illustri ospiti parleremo di burocrazia, inefficienza della spesa, del disorientamento generale dovuto alla politica nazionale arrivata a livelli di irresponsabilità tali da non riuscire a fare programmi e non avere interlocutori per mancanza di competenze. In occasione di questo anniversario poi abbiamo chiesto ad alcuni consulenti di fare uno studio di impatto per capire quale impronta ha lasciato Api in questi 70 anni sul territorio, capire se abbiamo lasciato un segno e quali benefici – contabilizzati – ha prodotto”.

A chi vi siete rivolti?

“Abbiamo voluto farci analizzare da un ente autorevole ed esterno per non risultare autoreferenziali. Ci siamo affidati alla Sec, la Scuola di Economia Civile, guidata dal professor Stefano Zamagni, che ha un’impostazione di modellizzazione di economia anche in ambito sociale, che vale per le aziende ma vale pure per le associazioni datoriali come la nostra. La Sec ha messo a punto una griglia di cento domande – dalla
sostenibilità alla progettualità fino alla reputazione – e poi ha intervistato i principali interlocutori di Ap”.

Che risultato è emerso?

“Gli associati non si sono limitati ad apprezzare l’attività di supporto che mettiamo a disposizione delle aziende e il ruolo di rappresentanza ma hanno riconosciuto all’associazione visione strategica, serietà, presenza. Insomma il pagamento della quota è giustificato. Questi risultati, insieme al bilancio sociale, verranno distribuiti durante l’assemblea e successivamente li invieremo a tutte le imprese associate e agli stakeholder del territorio”.

Quindi il ruolo della rappresentanza è ancora valido, attuale, nonostante in questi ultimi anni sia stato fortemente messo in discussione…

“Certo. L’associazione vive su due gambe: rappresentanza e attività tecnica operativa. Per le piccole e medie imprese è fondamentale il valore dell’aggregazione, di guardare al di là del proprio interesse, della responsabilità nei confronti dell’ambiente, del territorio, dei collaboratori e più in generale della comunità nella quale si opera. Sono tutti motivi che fanno della rappresentanza un elemento indispensabile”.

A Lecco e Sondrio ha ancora senso avere due diverse associazioni imprenditoriali: Confindustria e Api?

“Il problema affonda nelle radici della storia perché il sistema industriale è profondamente cambiato a livello nazionale come a livello locale. Le grandi aziende oggi sono marginali, non sono più trainanti, ma in Italia si continua a legiferare – anche con la complicità di Confindustria – partendo dal presupposto che le dimensioni tipiche siano quelle dei grandi gruppi, dell’Ilva… La realtà è un’altra: il 90% delle imprese è di piccole e medie dimensioni, ma i provvedimenti su lavoro, sicurezza, energia, credito… non tengono conto di questa realtà. Ecco perché il ruolo di Confapi è strategico”.

Lei è presidente dal 2012. Quali sono stati le principali novità che ha introdotto?

“Sicuramente ApiTech. E’ stata una sfida entusiasmante nata nel 2016. All’inizio avevamo qualche timore sul fatto che le aziende potessero rivolgersi all’associazione per parlare di qualcosa di così intimo, come lo sono i progetti strategici innovativi dal punto di vista dei processi e dei prodotti, e che magari queste cose potessero diventare di patrimonio comune anche di altre realtà concorrenti. Ad oggi abbiamo all’attivo 36 progetti, di cui 15 ancora in corso, ed altri già programmati per il prossimo anno. Le grandi aziende hanno disponibilità di grandi budget e tempi lunghi, mentre le piccole hanno budget limitati e tempi stretti; queste ultime riconoscono ad ApiTech ottime competenze tecnico-scientifiche e capacità di fare rete coinvolgendo esperti e ricercatori in grado di capire i bisogni delle imprese. Ma c’è un altro aspetto che voglio rimarcare”.

Quale?

“Il progetto Valoriamo. Siamo stati ideatori e promotori di questo nuovo modo di fare welfare, ridistribuendo le risorse all’interno del territorio, privilegiando la vicinanza dei fornitori con un occhio di riguardo al privato sociale. E’ un’alternativa alle grandi piattaforme business che lucrano su questo tema: noi privilegiamo il welfare delle persone che hanno bisogni veri. Valoriamo è stato messo a punto nella primavera 2017, ha partecipato ai bandi Cariplo ottenendo un contributo di 900 mila euro distribuito su tre anni a fronte di un investimento di 2,1 milioni. Il progetto è diventato operativo nel gennaio 2019 e ad oggi hanno già aderito 60 aziende per un valore di quasi 2 milioni di euro. Il progetto è stato condiviso dalle tre organizzazioni sindacali e soprattutto da Confartigianato Lecco che sta cercando di esportarlo pure in altri territori pilota. E’ un progetto all’avanguardia di cui siamo molto orgogliosi”.

Cosa le ha dato l’impegno associativo?

“Tanti stimoli. E’ un lavoro faticoso, ma che ti obbliga ad alzare la testa, a guardare dove si sta andando e avere una visione più completa”.

Cosa ha dato invece lei ad Api?

“Ho cercato di creare una forte condivisione tra la struttura e la visione del Consiglio direttivo, frutto delle idee raccolte tra gli imprenditori associati”.

Come è cambiata l’industria lecchese e valtellinese?

“Si è accentuato lo spostamento dimensionale, come accennavo prima, ma anche nelle imprese di minori dimensioni vedo tecniche di controllo di gestione avanzate e tanta voglia di innovazione. Il tessuto imprenditoriale sta crescendo e non è più caratterizzato da semplici subfornitori o di puro servizio, oggi ci sono tante realtà autonome, con un proprio prodotto e una propria strategia.
Il nostro è un vero distretto. Poi mi piace l’attenzione che viene dedicata al personale, al grado di coinvolgimento che non si concretizza solo con le politiche di welfare. Tutte queste condizioni concorrono a creare un antidoto a future crisi”.

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Come vede il futuro dell’industria locale nei prossimi 10/20 anni?

“Vedo un futuro di imprese molto innovative e legate alle tecnologie. Lo vedo dall’attenzione che registra Api-Tech e l’Innovation Hub Confapi che abbiamo avviato in fase sperimentale proprio a Lecco; lo vedo dai rapporti sempre più virtuosi che stanno nascendo con il Politecnico e il Cnr”.

In questo Paese ci sarà ancora spazio per la manifattura? Fisco, burocrazia e la mancanza di una politica industriale – come si evidenzia in questi giorni con il caso Ilva – sembrano lasciar intendere che è meglio puntare tutto sul turismo…

“Non riesco a pensare a un Paese senza manifattura. La ricchezza, la piena occupazione si raggiunge con la produzione di beni. Non si può vivere solo di turismo e servizi; una terziarizzazione spinta senza industria non ha senso, perchè rischia di diventare finanziarizzazione.
Non occorre porre dei dualismi, ma noi crediamo in un territorio la cui competitività internazionale sia basata sull’innovazione, la tecnologia, la piena occupazione, in altre parole, sull’industria”.

L’associazione nata nel lontano 1949 raccontata da tre ex storici presidenti: Gianola, Lepratti e Muzzolon

Settant’anni di vita associativa e di sostegno alle piccole e medie imprese del territorio. Api Lecco, in occasione dell’importante traguardo, presenta il bilancio sociale della sua attività che dal 1949 la vede impegnata accanto alle industrie del Lecchese, della Valtellina e della Valchiavenna. Risale al 18 febbraio del 1949 l’atto di fondazione del sodalizio, che oggi è impegnato accanto a 540 aziende associate e che conta ben 13 mila addetti su tutto il territorio.
Per l’occasione ha chiamato a raccolta alcuni degli imprenditori a capo delle realtà “storicamente” associate ad Api, figure capaci di raccontare una storia lunga e prestigiosa. Tra queste, la Castelli Pietro srl di Calolziocorte: un’azienda fondata nel 1937 da Pietro Castelli che inizialmente si occupava di minuteria metallica e successivamente di trattamenti termici per conto terzi. A presentarla, Piermario Muzzolon, attualmente a capo dell’azienda e presidente Api dal 1994 al 2000.

“Sono in Api dal 1994 e per sei anni sono stato presidente dell’associazione – commenta – Per me, parlare in occasione di questo anniversario è un grande piacere e rammarico insieme.
Da sempre Api svolge un grandissimo lavoro sul territorio a sostegno delle piccole e medie imprese, ma a livello nazionale il nostro lavoro e impegno non sono riconosciuti. Api se ne occupa con grande carisma e qualità – aggiunge – E questo è molto importante perché le Pmi sono lo zoccolo duro del nostro Paese. Sarebbe dunque importante che a livello nazionale ci fosse più attenzione nei nostri confronti”.

E’ della stessa opinione Francesco Lepratti, a capo della Inac Spa di Valmadrera e presidente Api dal 1982 al 1988. Lepratti è inoltre stato nella Giunta della Camera di Commercio e presidente Api Servizi, oltre che in Fondapi.

“La nostra è un’azienda nata nel 1964, e passata negli anni da un capannone in affitto di 200 mq a uno, quello attuale, di 6.000 mq. I miei genitori avevano una piccola bottega e io li aiutavo, ma non mi piaceva: così ho iniziato da subito a lavorare. Ci occupiamo di acciai e nastri d’acciaio, e siamo in Api fin dalla nascita dell’impresa. Sono stati anni di grande utilità, ma anche di grandi soddisfazioni. Fin dall’inizio Api ci è stata molto vicina, con grande partecipazione sia verso l’associato che verso l’associazione. E’ una realtà estremamente importante che non ha mai mancato risposte e soluzioni a problemi. In occasione di questo traguardo, penso che sia importante continuare a trovare miglioramenti dove c’è margine, e continuare nell’attenzione verso le imprese. A oggi, da Api non ci è mai mancato nulla e proprio per questo è una realtà importante che dà sostegno alle imprese più delle grandi realtà statali”.

Il sostegno e l’appoggio alle Pmi da parte di Api resta dunque fondamentale per le realtà del territorio. La collaborazione e la cooperazione tra aziende e Api è stata importante per raggiungere questo traguardo. Lo conferma Alberto Gianola, a capo delle Trafilerie Malavedo srl di Lecco, tra le aziende che nel 1949 avevano fondato Api. “La nostra azienda è nata nel 1930 – spiega Gianola – Era stata fondata da Giorgio Enrico Falk ma poi rilevata da mio nonno Alberto, che era un dipendente”. Gianola è inoltre da dieci anni nel collegio dei Probiviri dell’associazione Api.

E’ una realtà importantissima, che ci ha sempre dato grande appoggio e sostegno negli anni in occasione di difficoltà e per la burocrazia. Negli anni c’è stato un grande clima di collaborazione e cooperazione: credo sia importante proseguire su questa linea ad affiancare le aziende.

Il futuro d Api, sottolineato anche dal presidente attuale Luigi Sabadini, è continuare su questa linea, ma anche migliorarsi e crescere. “La ricchezza del nostro territorio è oggi data per la maggior parte dalle Pmi ma anche dal captale umano – spiega – E in un momento così nebuloso per i mercati del futuro, è importante scommettere sul capitale umano e potenziarci in questo senso: investire su loro con la formazione è una scelta lungimirante e intelligente”.

 

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