Edili in piazza per chiedere interventi urgenti per rilanciare il settore. Venerdì 15 novembre manifesteranno in 100 città. In Lombardia l’appuntamento è ad Annone Brianza, in provincia di Lecco. “Il nostro comparto – spiega Roberto Scotti, segretario generale Filca Cisl Monza Brianza Lecco – ha subito un durissimo colpo dalla crisi del 2008. Non si aprono cantieri e l’occupazione continua a calare”.

Edili in piazza: numeri del settore

Prima del 2008, contribuiva per l’11.5% alla creazione del prodotto interno lordo e oggi solo per l’8%. Gli occupati a livello nazionale sono circa 500mila. Prima del 2008 erano 600mila in più, mentre 120mila imprese hanno cessato l’attività.

Dimezzati i lavoratori nel Lecchese

La ricca Lombardia non si è salvata da questa moria di posti e aziende. Nel biennio 2007-2008 gli iscritti alla Cassa edile di Milano, Monza e Lodi erano oltre 70mila. Ora siamo a quota 43mila. Gli occupati brianzoli, nello stesso periodo, sono passati da 8.400 a 5mila. In provincia di Lecco da 6.300 a 3.200.

«Lo sciopero del 15 marzo – continua Scotti – aveva messo in evidenza la crisi del comparto. Le organizzazioni sindacali avevano cercato un sostegno del Governo. Con la crisi politica di questa estate, però, tutto si è fermato. Con Paola De Micheli, nuovo ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, abbiamo riavviato un dibattito. Siamo convinti che questa nuova astensione possa sostenere meglio le nostre rivendicazioni».

Edili in piazza: le richieste del sindacato

Ma che cosa chiede il sindacato? «Anzitutto più investimenti in opere pubbliche – osserva Scotti -. Le grandi opere possono infatti rappresentare un volano per tutto il comparto. Attualmente, secondo uno studio dell’Ance (associazione dei costruttori), sono 700 i cantieri fermi in Italia. Nella nostra zona rimangono incompiuti la Pedemontana, la Lecco-Bergamo e il prolungamento della Metropolitana a Monza. E poi aspettiamo che parta a pieno regime la Città della Salute a Sesto San Giovanni».

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Per la Lombardia protesta ad Annone, paese simbolo dopo il crollo del ponte

Anche la manutenzione delle opere esistenti può diventare un incentivo. «Le opere di controllo e manutenzione – spiega Scotti – non hanno solo una valenza economica, ma sono diventate essenziali per la sicurezza di tutti, come ha dimostrato chiaramente e drammaticamente il crollo del ponte Morandi a Genova». E pensando ai ponti non è un caso che la protesta lombarda andrò in scena proprio ad Annone, paese simbolo dopo il crollo del ponte sulla  Statale 36

Nemica della ripresa è anche la burocrazia. «Le risorse per riaprire i cantieri ci sono – commenta Scotti -, ma le procedure rallentano tutto. Sempre secondo l’Ance, oggi sono necessari una trentina di adempimenti burocratici per aprire un cantiere. Francamente sono troppi».

La sicurezza

Al centro delle rivendicazioni ci sono anche i temi previdenziali e della sicurezza. «Quota 100 rappresenta un passo avanti per il comparto – conclude Scotti -, ma non è sufficiente. Bisogna tenere presente che il nostro non è un settore come tutti gli altri. Quasi sempre i lavoratori hanno buchi previdenziali legati alla discontinuità delle attività. Perché non si tiene conto di questa specificità? Anche sotto il profilo della sicurezza va fatto di più. Dopo l’agricoltura, l’edile è il settore più colpito dagli incidenti sul lavoro. Su questo in parte ha giocato anche la crisi e la tendenza di molti imprenditori a tagliare sui costi della prevenzione. Così non va, non si gioca sulla pelle dei lavoratori».