“Riteniamo assolutamente positivi incontri come quelli svoltosi presso lo STER di Lecco con i vertici di Regione Lombardia. Il metodo dell’ascolto delle esigenze del territorio dalla viva voce dei suoi protagonisti dell’amministrazione e dell’economia è fondamentale per poter avere realmente il polso delle esigenze locali e costruire una programmazione che, definendo le priorità, metta in grado ogni area della nostra regione di poter competere in modo efficace a livello nazionale ed internazionale, migliorando nel contempo la qualità di chi vi vive, opera e lavora”.

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Ad affermarlo è il presidente di ANCE Lecco Sondrio, Sergio Piazza, commentando l’incontro svoltosi IERI presso lo STER di Lecco con la presenza del presidente di Regione Lombardia, dell’Assessore Massimo Sertori, del Sottosegretario Antonio Rossi e dei Consiglieri regionali del territorio.

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“Per le infrastrutture speriamo che si realizzi l’autonomia!”

“Soprattutto sul fronte delle infrastrutture, come più volte abbiamo sottolineato, la provincia di Lecco sconta gravi ritardi e forti carenze nei collegamenti con quelle di Bergamo e Como, mentre la mancanza di un adeguato piano di manutenzione della SS 36 costituisce una forte penalizzazione anche per la provincia di Sondrio”continua Piazza. “Ieri abbiamo messo in evidenza queste pressanti esigenze, che ci attendiamo ora possano essere raccolte e valutate con la giusta attenzione a livello regionale, soprattutto se si riuscirà in tempi brevi ad ottenere quell’autonomia su cui i cittadini e le forze economiche e politiche si sono già ampiamente dichiarati a favore. Ci attendiamo molto da Milano, anche perché, purtroppo, da Roma i segnali che dovrebbero arrivare stentano a manifestarsi, a cominciare dalla statalizzazione della nuova Lecco-Bergamo, unica soluzione per dare prosecuzione a quest’opera. Nonostante le promesse, ancora nessuna novità. È uno dei tanti segnali di quella burocrazia che soffoca le imprese e i cittadini, con cui il settore delle costruzioni purtroppo ormai da troppo tempo è costretto a misurarsi sulla sua pelle”.

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Il Decreto Legge “Sblocca cantieri”

L’occasione offre il pretesto a Piazza per parlare anche del Decreto Legge “Sblocca cantieri”, prendendo spunto dall’intervento svolto ieri dal Vicepresidente nazionale ANCE Edoardo Bianchi in occasione dell’audizione presso le Commissioni riunite Lavori Pubblici e Territorio ed Ambiente del Senato, nell’ambito dell’esame, in prima lettura, in sede referente, del DL 32/2019: “A distanza ormai di oltre venti giorni dal varo dei Decreti Legge “Sblocca cantieri” e “Crescita”, siamo costretti a sottolineare come, sebbene essi evidenzino la volontà di mettere il settore delle costruzioni al centro dell’agenda politica ed economica del Paese, tuttavia sono ben lontani dall’essere sufficiente a centrare gli obiettivi per i quali sono stati pensati”.

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“Condivido l’affermazione che il decreto non risolva alla radice le grandi criticità che impediscono il rapido utilizzo delle risorse stanziate e rappresenti più un correttivo all’attuale Codice degli appalti che un vero e proprio provvedimento “sblocca-cantieri”. – continua Piazza – Mancano infatti interventi sui processi autorizzativi dei progetti e sulle autorizzazioni ministeriali,oltre all’indicazione di tempi perentori per ogni fase decisionale e per il trasferimento delle risorse con l’obiettivo di ridurre drasticamente i tempi morti che frenano la realizzazione delle opere pubbliche in Italia”.

“Servono risorse certe e ben definite”

Più in generale, per ANCE occorre dare certezza alla collettività che la normativa sui lavori pubblici sia garanzia di trasparenza, efficienza e possibilità di selezionare le imprese più affidabili, in maniera da poter procedere, senza ulteriori ritardi, negli obiettivi “sblocca-cantieri” che il Governo si è dato: “Servono risorse certe e ben definite, grazie ad una programmazione pluriennale stabile nel tempo e al rispetto degli impegni assunti; servono misure stringenti per superare la sindrome del blocco della firma, affinché smetta di essere più conveniente il “non fare” rispetto al “fare”, anche attraverso un ridisegno della responsabilità erariale dei pubblici funzionari. Ancora occorre migliorare la qualificazione delle imprese, per garantire la par condicio nella competizione e tutelare l’interesse pubblico a vedere opere concluse e non solo appaltate, introducendo, al di sopra di certi importi, criteri di natura qualitativa e legati alla reputazione. Infine è indispensabile intervenire sull’istituto del subappalto, per allinearlo alla disciplina comunitaria: il decreto “sblocca-cantieri”, infatti, non prevede un pieno superamento dei rilievi evidenziati nella procedura di infrazione al Codice avviata lo scorso gennaio, rilievi che devono essere risolti, per rendere il subappalto effettivo strumento di crescita per le PMI”.

Del decreto, viene rilevato positivamente quanto definito sul fronte della rigenerazione urbana, ed in particolare la semplificazione degli interventi strutturali in zona sismica e, in minor misura, l’obbligo per le Regioni di introdurre deroghe al DM 1444/1968 in materia di distanze, altezze e densità nonché disposizioni sugli “standard urbanistici”: “Si tratta di segnali importanti, che devono essere tuttavia in alcuni aspetti migliorati nel corso dell’esame parlamentare del testo”.