Sono passati ben 32 anni dal disastro in Valtellina: un anniversario che evidenzia, purtroppo, quante difficoltà ci siano ancora a livello locale per la gestione dei disastri naturali. Proprio all’inizio di luglio 2019, infatti, il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha annunciato un primo impegno finanziario per favorire progetti di tutela del territorio dal dissesto idrogeologico.

32 anni dal disastro

Sulla questione aveva riferito anche il parlamentare Giovanni Currò, deputato del Movimento 5 Stelle attivo anche sul territorio di Sondrio, che in occasione del 32° anniversario del disastro avvenuto in Valtellina commenta la condizione in cui si trova ad oggi il territorio: “32 anni e ancora la messa in sicurezza è una necessità impellente. Abbiamo stanziato diversi fondi, ma occorre fare sempre di più affinché tragedie del genere non si ripetano più”.

Sant’Antonio Morignone e Aquilone spazzati via

Il 18 luglio del 1987, durante la notte, la terra iniziò a franare a causa della forte pioggia che da giorni cadeva sul territorio. Il momento peggiore fu però dieci giorni dopo: il 28 luglio, quando in Val Pola vennero spazzati via due paesi interi, Sant’Antonio Morignone e Aquilone. La tragica conseguenza furono 53 morti, con danni al territorio da oltre 4 mila miliardi di lire. L’emergenza per la Valtellina continuò a causa dello sbarramento creato dai detriti portati dalle numerose frane. Le autorità ebbero 60 giorni per trovare una soluzione al fine di evitare ulteriori danni, arrivando a uno sfollamento temporaneo della popolazione delle aree colpite dal disastro naturale. L’emergenza si concluse dopo circa due mesi.