Nel 2009, dopo le politiche dell’anno precedente, Lara Comi è riuscita a spiccare il salto alle elezioni europee.

Lara Comi, il 26 aprile tenta il tris in europa

È diventata portavoce di Forza Italia a Saronno durante gli studi universitari, conclusi nel 2005 con la laurea in Economia alla Cattolica e successivamente con la specialistica nel 2007 alla Bocconi di Milano. A 21 anni è diventata coordinatrice regionale lombarda di Forza Italia Giovani. Nel 2008 è stata candidata alle elezioni politiche risultando la prima dei non eletti mentre nel 2009 è riuscita a spiccare il salto alle elezioni europee. Una carriera fulminea quella di Lara Comi, 36 anni, che sta concludendo la sua seconda legislatura a Bruxelles.

Onorevole, punta al tris in Europa? Sarà ancora in lizza alle elezioni del 26 aprile nella circoscrizione Nord Ovest, che raggruppa Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta?

«Il presidente Silvio Berlusconi mi ha confermato la candidatura».

E alle europee il capolista di Forza Italia dovrebbe essere proprio il Cavaliere. Ma è proprio indispensabile per un partito un po’ in difficoltà affidarsi ancora al suo leader che ormai ha tagliato il traguardo degli 82 anni?

«Assolutamente sì. Intanto non è una questione di età ma di energie. Chi ha visto in questi ultimi giorni il Presidente Berlusconi impegnato nella campagna elettorale della Sardegna o in tv avrà sicuramente notato che ha ancora un’energia di gran lunga superiore a quella di leader più giovani, senza parlare della sua visione dei problemi del Paese».

Campagna elettorale, quali i temi fondamentali

Quali saranno i temi che caratterizzeranno la sua campagna elettorale?

«Lavoro e imprese; infrastrutture; sicurezza che non è limitata al problema dell’immigrazione; made in Italy e soprattutto bandi europei».

A proposito di fondi e bandi europei. Perché questo tema fa così fatica a emergere?

«Potete scoprirlo leggendo il mio libro “Finanziamenti europei per tutti” che verrà stampato in questi giorni e sarà disponibile online a tutti coloro che lo vorranno e distribuito fisicamente nei vari incontri che organizzerò».

Però l’Europa nell’immaginario collettivo non riscuote grandi consensi. Perché?

«Perché è più facile dare la colpa all’Europa che prendersi le proprie responsabilità. Questo, ovviamente, non significa che l’Ue non ha colpe, ma provvedimenti come il Reddito di cittadinanza e Quota 100 non favoriscono la crescita. Se l’Italia cresce meno degli altri Paesi europei non è colpa dell’Europa. L’Ue viene vista come un’istituzione lontana invece produce l’80% delle leggi nazionali con due anni di anticipo. Il lavoro di lobby deve essere fatto a Bruxelles. In Europa dobbiamo essere presenti non per scaldare la sedia ma per tutelare il nostro Paese con competenza e conoscenza delle materie. Come del resto fanno – e bene – tutti gli altri Paesi. Non dimentichiamo che l’Italia, dopo la Polonia, è il secondo Paese che riceve più contributi e che il differenziale tra costi e benefici della UE è sempre positivo, se spendiamo tutti i soldi. Certo che se ci comportiamo come per la Tav…».

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La posizione del Governo italiano in Europa

Il Governo M5S-Lega – dal confronto sulla Legge di bilancio ad oggi – ha avuto un atteggiamento molto duro con l’Europa. Condivide questa posizione?

«Il primo nemico del Governo gialloverde è lo stesso Governo. Ogni giorno assistiamo a continue discussioni da separati in casa e ogni giorno esprimono opinioni differenti sui temi di maggiore attualità: dalla Tav all’autonomia, dal caso Diciotti alla legittima difesa… Di certo non è insultando le istituzioni europee che si risolvono i problemi di casa nostra».

Questo atteggiamento rischia di alienarci i voti dei partner europei nella candidatura per le Olimpiadi invernali?

«Mi auguro proprio di no e confido che la scelta venga fatta dopo una attenta valutazione di merito. Se dovesse saltare la candidatura delle Olimpiadi sarebbe una grave perdita per l’Italia, non solo per Milano, Cortina e la Valtellina. Gli unici contenti sarebbero i Cinquestelle, da sempre contrari alle Olimpiadi come avevano dimostrato prima con la candidatura di Roma e poi con quella di Torino».

La Tav è ancora ferma. Come del resto le altre infrastrutture di cui il nostro Paese ha bisogno.

«Fermare la Tav significa chiedere ai cittadini italiani di mettere mano al portafoglio per restituire 4,2 miliardi; completare l’opera invece costerà 3 miliardi, ma soprattutto ci permetterà di avere un’infrastruttura strategica e utile per il nostro Paese. Sono favorevole da sempre alla Tav come sono favorevole alle tante opere ancora ferme, a partire dalla Pedemontana lombarda».

La Brexit che conseguenze avrà?

«La vera ricaduta negativa porterà al taglio del 5% dei fondi per la nostra agricoltura. Questo è il vero tema. Poi, per l’Italia, ci sono anche vantaggi e opportunità che potremmo cogliere a seguito dello spostamento economico ed occupazionale dalla Gran Bretagna agli altri Paesi europei. Certo, per essere più attrattivi dovremmo avere un regime fiscale meno pesante».