Le problematiche e le possibili strategie per il rilancio del comparto agricolo montano sono state oggetto della recente seduta della Commissione Speciale Montagna del Consiglio Regionale della Lombardia.

Commissione speciale montagna

“Da valtellinese, ho richiamato l’attenzione della commissione alle aree alpine del mio territorio, quelle valtellinesi e valchiavennasche, fornendo alcuni spunti riflessivi ed operativi, a vantaggio delle attività economiche, sociali e culturali tipiche della montagna lombarda”. Cosi interviene il consigliere regionale Simona Pedrazzi, membro della Commissione Speciale Montagna che spiega: “La passata crisi economica ha inciso in maniera determinante e negativa sulle attività insediate in montagna, a cui si aggiunge la riduzione dei trasferimenti ad opera del passato Governo, a favore di queste bellissime e delicate aree. E’ necessario ora però ripartire con forza e positività, cominciando dalla riduzione di vincoli e pianificando misure programmatiche di mantenimento e sviluppo, senza gravare sulle pubbliche amministrazioni”.

Rafforzare l’agricoltura

“Partendo dal comparto agricolo – prosegue Pedrazzi – sarebbe necessario rafforzare ulteriormente le misure volte a favorire la permanenza e la continuazione delle attività agricole e zootecniche di alta montagna anche associate, prevedendo appositi marchi o disciplinari, oppure attraverso la collaborazione tra Enti Locali e Regione per la costituzione di distretti agricoli, al fine di creare e potenziare una filiera locale corta che possa poi concorrere sui mercati esterni. Gli Entri locali, inoltre, potrebbero studiare delle forme di ristorno economico a favore di chi commercializza i prodotti a chilometro zero. Relativamente al comparto lattiero-caseario, inoltre, sarebbe utile, al fine di consentire la continuazione di queste tradizionali attività negli alpeggi, diminuire l’attuale carico di incombenze burocratiche. Si tratta di un patrimonio socio-culturale delle nostre valli che va accuratamente preservato e mantenuto”.

Terrazzamenti a vite

“Non può essere nemmeno taciuta la questione dei terrazzamenti coltivati a vite che costituiscono un elemento di altissima valenza paesaggistica rurale che contraddistingue la nostra montagna, ma che rischia di perdere di importanza a causa di alcune normative, relativamente alle quali la politica nazionale e regionale deve intervenire. Dal punto di vista di una gestione ambientale sostenibile, inoltre, sarebbe utile prevedere delle forme incentivanti per gli agricoltori in grado di mantenere gli habitat endemici delle praterie alpine tramite lo sfalcio e la monticazione del bestiame, favorendo perciò anche la realizzazione di strade agro-silvo-pastorali indispensabili per i fruitori della montagna”.

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Attività rulari

“Per quanto riguarda, infine, la questione legata alla presenza dei SIC e delle ZPS appartenenti a Rete Natura 2000 o delle Aree Parco, di fatto vengono attualmente inibite o limitate pesantemente diverse attività rurali, quali ad esempio la silvicoltura ed il taglio del bosco. Si tratta di attività sportive legate alla realizzazione di impianti per gli sport invernali e alla riqualificazione urbanistica. Non è accettabile che, per proteggere determinare aree, si debba di fatto legare un dinamismo economico e sociale fondamentale per la montagna. E’ necessario, ove possibile, ridurre fin da subito, tali vincoli, anche portando la tematica presso tavoli comunitari e nazionali.

Caccia

In merito all’attività venatoria, vorrei, invece, richiamare il ruolo di ISPRA e le tempistiche che questo Istituto ha nel rilascio dei pareri necessari alla gestione delle specie selvatiche”.

Proposte concrete

“Facendomi portavoce delle richieste dei principali attori che vivono, lavorano e conservano i territori montani, vale a dire agricoltori, comparto turistico sportivo e mondo venatorio, ho raccolto proposte concrete e circoscritte che investono tutti i campi dell’agricoltura e dell’ambiente montano. È mia intenzione – conclude Pedrazzi – sottoporle nella loro interezza ai referenti regionali competenti”.

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